paura-approcciareOggi voglio parlare di come affrontare e superare i più grandi errori nell’approcciare (aprire/opener) una donna e iniziare una conversazione con lei.
Molti di questi errori sono stati fatti in passato da me e dai miei amici, e molti li ho visti fare osservando i ragazzi avvicinarsi a delle ragazze durante i nostri bootcamp.

Iniziamo subito: un errore è sicuramente partire verso di lei con timidezza.

Il fatto è che la timidezza è simile alla paura, e le donne percepiscono la paura a kilometri di distanza :).. ed è estremamente repellente per le donne. Se lei vede che ti stai cagando addosso mentre le parli, stai già dimostrando il tuo scarso valore: ancor prima di aprire bocca lei ha già un’idea di te “questo ragazzo vale meno di me”. Anche se questo non vuol dire che sia una situazione definitiva e che quindi questa opinione non possa cambiare e che il tuo valore non possa aumentare quel poco di più che ti basta ad averne più di lei, non è comunque il miglior modo per iniziare un flirting di successo.

Come fa a capire che hai paura? Dal tuo linguaggio del corpo e dalle tue micro espressioni facciali (hai mai visto la serie tv “lie to me”?)

Come fai allora a capire come modificare il linguaggio del corpo e soprattutto le espressioni facciali di cui non ne sei consapevole? Innanzitutto capendo quali sono.

 Certo, l’immagine qui a destra non rappresenta espressioni così “micro” (spesso bastano le sopracciglia sollevate che si uniscono tra loro formando delle rughe o le palpebre inferiori che si tirano), infatti il primo suggerimento che posso darti è quello di chiedere ad un tuo amico di OSSERVARTI attentamente mentre approcci una ragazza per poi farti raccontare, secondo lui, quando sei stato troppo teso e quando invece eri rilassato. Altrimenti, se ne hai la possibilità, puoi videoregistrarti e poi analizzare tu stesso i momenti in cui sei andato bene e i momenti in cui hai fatto magari qualche cazzata (guarda il video senza audio!).

Espressioni come quella qui a fianco sono ovviamente da evitare 😉 ed è importante anche imparare a gestire il proprio linguaggio del corpo come spiegato nella penultima newsletter…

… anche perchè, forse non tutti lo sanno, ma se tu provi o dimostri paura… anche lei DI CONSEGUENZA prova paura! Una recente ricerca condotta da un team guidato dalla ricercatrice Beatrice de Gelder della Harvard medica School di Boston ha dimostrato che esiste un’area del cervello che si allerta prontamente quando qualcosa ci “puzza” negli atteggiamenti corporei degli altri.

Che sia possibile un “contagio emozionale” guardando dei volti è risaputo dalla scienza ed è sperimentato anche dall’uomo comune che si commuove vedendo una persona che piange. Che lo stessa reazione avvenga osservando la postura e il movimento però non era fin ora mai stato provato.

Hanno quindi messo a punto un esperimento che consisteva nel mostrare ad un campione di partecipanti due tipi di foto: il primo era costituto da individui in atteggiamenti legate alla paura (come tenere le spalle sollevate e incurvate o portare le braccia davanti al tronco) e alla gioia (sollevare le braccia o tenere posture aperte); il secondo era invece un gruppo di immagini di posture significative, ma dal valore emotivo neutro.
Per fare in modo che la percezione della faccia non interferisse con i risultati, i volti erano stati coperti con un macchia a forma circolare.
As esaminare queste diapositive erano 7 soggetti che erano stati istruiti a guardare passivamente lo schermo.
Mentre questo avveniva, la loro attività cerebrale veniva monitorata con uno strumento per la visualizzazione del cervello noto come FMRI (Risonanza magnetica funzionale).

L’esito principale di questa analisi è stato che quando i soggetti vedevano delle posture connesse con la paura, si rilevava una considerevole attività nelle aree del cervello che elaborano le reazioni emotive.
Inoltre, sempre in risposta a questi stimoli, venivano “accese” anche le regioni del movimento, come a preparare l’organismo all’azione.
Tutto questo non accadeva invece con le posture legate alla gioia; quando i volontari assistevano a scene di questo genere, si registrava un aumento dell’attività cerebrale solo a livello del lato destro e sinistro della corteccia visiva; in parole povere, l’immagine destava attenzione, ma tutto lì.

In definitiva se vediamo qualcuno che sembra proteggersi da una minaccia, il nostro cervello “registra” il pericolo e ci spinge a difenderci o a ripararci. Naturalmente, la ragione poi ci fa riflettere se la reazione è adeguata o se è il caso di soffocarla; tuttavia, il primo impulso parte in automatico.

Meglio quindi non far partire questo meccanismo automatico !!!

Gli altri errori di cui parleremo nelle prossime newsletter saranno:

  • Pensare troppo prima di andarle a parlare (e girarle troppo intorno senza fare niente)
  • Non sorridere
  • Approcciarla con un’energia inferiore alla sua
  • Ignorare i suoi amici
  • Trasmettere troppo interesse iniziale

Davide bRiOz

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